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Telemedicina

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La pandemia da Covid-19 e l’isolamento delle persone anziane, ha accellerato il processo di valorizzazione della telemedicina, che ha coinvolto tutti gli aspetti più importanti dell’assistenza sanitaria. Durante le ondate di pandemia, è stato molto importante per i pazienti più anziani soprattutto, avere il contatto con il proprio medico di base, uno specialista, o il farmacista, l’ultimo professionista con cui il cittadino ha un contatto diretto prima di cominciare ad assumere il farmaco prescritto.

La tecnologia in ambito sanitario era già entrara nelle procedure di lavoro degli addetti al settore, basti pensare al Fascicolo sanitario elettronico e il Dossier farmaceutico, che man mano vengono aggironati dal farmacista che tiene traccia di tutti i farmaci assunti dai suoi pazienti per evitare doppie prescrizioni o errori burocratici. Dopo la pandemia è entrara nelle case degli italiani con strumenti digitali che li aiutano a monitorare la propria salute.


Perchè la telemedicina non si diffonde


Banda Larga. La telemedicina ha ricevuto una spinta notevole con il Covid, ma oggi è diventata uno strumento molto importante e costante dell’assistenza domiciliare, di cui tutti gli operatori sanitari si possono sempre avvalere e tutti i pazienti possono usufruire. Purtroppo, trattandosi di dispositivi digitali, e per questo collegabili ad internet, con la scarsa diffussione della banda larga in Italia, non si sono diffusi in maniera omogenea. Inoltre, c’è da tener conto delle difficoltò di connessione con i sistemi online del SSN che non sempre riesce a parlare con sistemi tecnologici terzi.

Visione a breve termine. Il Governo Italiano non ha mai investito seriamente, per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del sistema sanitario, il massimo ai cui abbiamo assistito è un incentivo a scaricare app di tracciamento dei contagi. Ovviamente però, non sempre quello che succede a livello nazionale rispecchia quello che accade a livello locale, infatti da anni oltre un migliaio di farmacie comunali hanno efficacemente seguito, invece, tramite telemonitoraggio e teleconsulting 140.000 pazienti ipertesi di tutt’Italia in collaborazione con oltre 250 generalisti.

Anziani impreparati Le applicazioni o gli strumenti digitali vengono dati agli anziani ma questi non sono sempre in grado di poterli usare, perchè c’è un digital divide enorme tra le vecchie generazioni e chi gestisce questi servizi, che spesso non si rendono conto che bisogna spiegare più volte l’utilizzo di un APP, anche se questa ha superato tutti i test di usabilty.

Le società che offrono servizi di telemedicina hanno clienti anziani che poi smettono di usare i loro dispositivi per diverse ragioni, alcune anche facilmente prevedibili:

1) non aver mai usato un dispositivo digitale prima,

2) non avere il collegamento ad internet,

3) non sapere come scaricare l’app o iscriversi al servizio,

4) non sapere come si fa una video chimata per fare una video visita

5) non sapere come spiegare all’operatore telefonico perchè l’app o il dispositivo non funziona

La telemedicina nasce come servizio per mettersi in contatto con gli operatori sanitari, ma si è evoluta dal momento in cui, gli aniziani hanno iniziato a riconoscere il valore della tecnologia per restare in contatto con gli altri e non essere isolati. Dalle video call per parlare con il medico, si è passati alle video chiamate su Zoom o WhatsApp per mettersi in contatto con i familiari. Resta comunque una fascia di popolazione spesso sola, e questo infatti, è uno dei motivi per cui spesso molti di loro utilizzano i farmacisti e i medici come psicologici o semplicemente riconoscono in loro una persona di famiglia con la quale scambiare quattro chiacchiere e avere un po’ di compagnia.

Gli sforzi futuri devono quindi puntare si, su una maggiore digitalizzazione del sistema paese, ma soprattutto insegniare a questa fascia di popolazione, come si usano i dispositivi digitali per essere sempre più autonomi e sentirsi meno soli.

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